Ischia e la tradizione omerica

L’Isola d’Ischia è sempre stata oggetto di numerose ricerche storiche e archeologiche tese a confermarla come luogo in cui si sarebbe svolto almeno uno degli episodi dell’Odissea, il poema omerico che narra del ritorno di Ulisse a Itaca, dopo la guerra di Troia.

Pur essendo impossibile raggiungere una certezza in tal senso, non solo per la distanza temporale degli eventi raccontati da Omero, che risalgono ad alcune migliaia di anno or sono e dalla mancanza di prove oggettive, a sostegno di tale tesi, ma anche per causa dei mutamenti geologici subiti dai territori attraversati comunque dalla storia successiva, sembra che alcuni studiosi abbiano trovato delle corrispondenze di tale natura da ipotizzare che Ischia sia addirittura l’Isola dei Feaci, l’ultimo approdo di Ulisse prima di essere accompagnato dagli stessi abitanti alla sua terra.

Una cosa è certa tuttavia: l’archeologo Buchner ha potuto stabilire che l’Isola d’Ischia fu la prima colonia greca dell’Italia Meridionale e da altri reperti piuttosto interessanti, sembra che altri due eroi di quella stessa guerra narrata da Omero, Diomede e Nestore, al ritorno in patria, siano transitati attraverso la pianura Padana per trovarsi fuori strada, discendere la penisola e tentare di raggiungere i loro paesi per altri percorsi, all’epoca molto primitivi.

Qualcuno ha perfino ipotizzato che Ischia sia stata la terra dei Ciclopi e che l’enorme roccia su cui poggia ora il Castello Aragonese sia quella scagliata da Polifemo contro la nave di Ulisse in fuga dopo averlo accecato. Vi immaginate la scena?

Maria